Natale: che cosa celebrano i cristiani? L’editoriale di Don Pietro

É accaduto l’impossibile: un uomo e una donna hanno detto sì alla volontà di un Altro ed è nato un bambino. Ecco in estrema sintesi il Mistero che celebriamo noi cristiani ogni Natale, Sembra banale la cosa? Assolutamente no. Proviamo a guardare con lo sguardo dell’oggi che viviamo. Maria, giovane donna di Nazaret, si affida umilmente e con grande senso della sua dignità al Mistero ed accoglie la Parola dell’Angelo. Su di lei si posa lo Spirito Santo e il Dio totalmente Altro si fa carne. Rimane incinta dell’Emmanuele, del Figlio di Dio, della seconda persona della Santissima Trinità. La nostra Associazione Le Querce di Mamre sorta per accogliere le ragazze madri sostiene oggi per lo più donne sposate, perché le ragazze ricorrono alla pillola del giorno dopo con una tale facilità da scambiarla per un Oki, senza rendersi conto davvero che si tratta di un metodo abortivo, al momento, e senza poter considerare tutto quello che subiranno interiormente nel tempo. Altre donne, nella follia del delirio di onnipotenza, il figlio se lo fanno in provetta, senza bisogno di un marito/padre… vedremo un giorno le conseguenze sociali di questo orrore. Giuseppe, uomo giusto, viene messo di fronte al sì di Maria senza essere stato consultato preventivamente. Cerca con i suoi mezzi di non esporre Maria all’accusa di adulterio, ma l’Angelo lo istruisce e lui si lascia condurre sulla strada stretta della famiglia di Nazaret così come l’ha pensata Dio. Guardo alla desolazione di tanti cosiddetti maschi incapaci di assumersi la responsabilità di una famiglia, intenti solo a giocare o a scappare perennemente di fronte alle prime difficoltà nella relazione con la propria donna. Spesso in balia di una violenza cieca e demoniaca, quando si accorgono che la propria compagna non è un oggetto, una cosa. Incapaci di negoziare nella relazione con la donna, di ragionare, di mettersi in discussione, di assumersi l’umiliazione di una sconfitta confidando nella giustizia di Dio. E allora ecco le pagine dei giornali che si riempiono della violenza compiuta da troppi uomini sulle proprie compagne, sui propri bambini. Questo mi interroga seriamente. Non credo che la coercizione, le leggi, saranno sufficienti a risolvere la frattura immensa che si è provocata tra l’uomo e la donna. Penso che la denuncia fine a se stessa contribuisca solo a far allargare il triste fenomeno. Una proposta? Ripartire dal presepe, contemplare la semplicità, la povertà, l’umiltà di Maria e Giuseppe vicini al bambino nella stalla di Betlemme. Testimoni dell’evento un asino, un bue e dei poveri pastori… Certo che ci vuole fede. E la fede non è frutto di una magia, qualcosa di paragonabile alla vincita di un terno del lotto. La si apprende, la si chiede, la si riceve in una chiesa, come vorrebbe essere così questa parrocchia, che evangelizza, che giorno e notte, in modo anche importuno, annuncia la Buona notizia della vittoria di Cristo sulla morte, dell’amore di Dio per ogni uomo di buona volontà… Ma adesso che ci penso… nel mio povero presepe non vedo psicologi, sessuologi, terapisti di coppia, avvocati, giudici, guardie. Non vedo politici, sindacalisti e neppure… preti. Che strano…
Buon Natale a tutti

Don Pietro