Rapallo 2019: Cosa aspetti per amare?

In allegato l’audio della lezione di Giulio Boledi, dedicata alla poesia “A Silvia” di Giacomo Leopardi.

Tempo di ritiro quaresimale per i gruppi parrocchiali delle superiori e dei giovani adulti.
Di fronte al mare limpido e al cielo stellato di Rapallo, i ragazzi hanno vissuto una grande esperienza di fede, amicizia e condivisione. Lo “slogan”del ritiro è stato questo: “Questo è il tempo favorevole: cosa aspetti ad amare?”

Anche questa volta, per affrontare l’importante tematica, ci si è avvalsi dell’aiuto di Giacomo Leopardi, in questo caso attraverso la lettura e il commento del componimento “A Silvia”.
La poesia racchiude diversi argomenti cari all’autore e al gruppo: amore, giovinezza, sofferenza,morte, ma anche speranza, fede, eternità. Silvia incarna, infatti, una bellezza che affascina, promette l’infinito e interroga Leopardi, aprendolo al mistero, alla speranza. Questa bellezza lo pone dinnanzi ad un”vago avvenir”, bello indeterminato allo stesso tempo.
Silvia rappresenta l’incontro, l’innamoramento che fa scoprire a Leopardi quell’infinito dentro di sé, quella promessa di eternità e quella spinta vitale che lo scuote, gli toglie il dolore fisico, lo apre all’infinito.
Quell’infinito che Giacomo tanto ricercava all’esterno lo trova dentro di sé.
Tutti noi, almeno una volta nella vita, riceviamo la grazia di un incontro (amore, amicizia, vocazionale…) che ci mostra questo infinito, che va oltre il ciclo meccanicistico.
Tutti noi sperimentiamo, almeno un momento, in cui gridiamo: “Vorrei che questo momento non finisse mai, che il tempo si fermasse”.
Questa promessa di amore e di eterno, anche se nella sofferenza e nella tribolazione quotidiana, è una chiamata ad andare incontro al destino, a questa bellezza che continua a richiamarci al Signore, anche se non lo cerchiamo e non lo vogliamo.
Silvia esemplifica questo incontro, questa chiamata ad amare.
Ella rappresenta, quindi, il particolare attraverso il quale l’amore di Dio si fa manifesto.
Così accade e potrà accadere per noi.
Basta solo, come direbbe l’autore di Recanati, rimanere aperti a questo incerto “vago avvenir”.

JG